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Ponte
nelle Alpi, 10 gennaio 2003
Due lapidi con sei nomi nel monumento di
Lastreghe
Il Comitato frazionale di Lastreghe ha colto l’occasione
dell’adunata degli alpini del 6 gennaio nel proprio paese per inaugurare
il monumento ai caduti finalmente completato. Dopo la messa celebrata da don
Natale Trevisan, il monumento è stato benedetto dal parroco don Giuseppe De
Biasio alla presenza dei sindaci di Ponte nelle Alpi Vittorio Fregona e di
Soverzene Bruno Savi, di rappresentanze d’arma e di numeroso pubblico.
Si
è concluso così, con la posa di due lapidi, una originale dell’epoca con
incisi i nomi di due caduti nel conflitto del ‘15-‘18 e
una nuova che riporta i nomi dei quattro soldati morti nella seconda guerra
mondiale, il lungo percorso di questo monumento iniziato una quindicina di
anni fa.
In
principio era stato eretto semplicemente, solo con una stele con la scritta
“Lasteghe ai suoi Caduti”. Poi, una decina di anni fa, era stata
collocata la statua in pietra della Madonna donata da un residente.
E’
stato in concomitanza con la commemorazione ai caduti del 4 novembre del
2002 che a Gabriele Bedont, copresidente con Eli De Francesch del Comitato
frazionale, è venuta l’idea di recuperare una vecchia lapide, già
collocata su una casa e da tempo rimossa,
che aveva incisi i nomi dei due caduti nella Grande guerra, i
fratelli Enrico e Vittorio De Pizzol. A questa iniziativa si è aggiunta
anche quella di realizzare un’altra lapide per ricordare i morti del
secondo conflitto mondiale: Cesarino Levis, Gino Rossa, Giosuè Zampieri e
Mario Nessenzia. Tutti quattro questi soldati di Lastreghe erano caduti sul
fronte grecoalbanese nel marzo del 1941.
Cesarino
Levis, classe 1913, era sposato con Marianna e aveva una figlia, Rosella,
che è rimasta orfana di padre a soli 9 mesi; di lui era ritornato il
portafogli, raccolto amorevolmente dal suo compagno d’armi Edoardo
Pierobon, a sua volta grande invalido di guerra.
Gino
Rossa, del 1911, era il marito di Cesira Reveane e non aveva figli.
Giosuè
Zampieri, detto Clerio, era nato nel 1909. Aveva sposato Antonietta Mores e
aveva due figli, Angelo e Luigi.
Mario
Nessenzia, che svolgeva il compito di porta ordini, aveva solo vent’anni
essendo nato nel 1921.
Per
realizzare questo intento era stata aperta una sottoscrizione. Intanto Elvi
Pierobon aveva redatto i progetto e Cesare Poncato si era assunto il compito
di seguire l’iter della pratica. Intanto il vice presidente della Comunità
montana, Vito Vottre, aveva recuperato la stele per la bandiera.
“Sono
molti coloro ai quali dobbiamo rivolgere un ringraziamento – ha commentato
il presidente Bedont – primi fra tutti i paesani che si sono autotassati e
che il giorno dell’Epifania hanno offerto a tutti i presenti un ricco
rinfresco. Un grazie caloroso va anche all’Amministrazione comunale,
all’associazione degli alpini di Ponte-Soverzene, alla sezione pontalpina
degli artiglieri, a Cesarina Cavalet per la bandiera e a Mario Barel per
aver dato il colore e fatto la pulizia”.
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