Le origini di Ponte
nelle Alpi o di Capodiponte, o della Pieve del Frusseda che dir si
voglia risalendo nei tempi, si fondono con l’esistenza umana. In
ogni epoca l’uomo ha lasciato tracce del suo esistere, a partire dai
resti dell’età della pietra rinvenuti specialmente nell’area dei
Coi de Pera, dal Sass
de Pescamon, sui primi baluardi prealpini sopra la Pianura veneta, a
Losego, il suggestivo balcone della Val Belluna. Ma è con l’avvento
delle conquiste di Roma che si fa più nitido il profilo degli
abitanti di questo territorio: segni importanti di accampamenti, di
residenze, di tombe e di strade, unitamente a reperti significativi
quali monili, monete e utensili vari sono stati ritrovati specialmente
a Losego e a Polpet. Alle spalle di quest’ultima frazione, alla base
del monte Frusseda, c’è infatti
la Strada romana che, grazie agli interventi recenti della Comunità
montana, entrerà a far parte del percorso ciclabile della “Lunga
via delle Dolomiti”.
Carattere e ingegno si riscontrano ripercorrendo a ritroso la storia
di questo territorio. Ed ecco
che fin dal tardo Medio Evo le tracce ci portano a comprendere che è
stata sempre presa in considerazione la posizione strategica del
luogo. Non a caso nello stemma del Comune sono raffigurate sopra il
ponte tre torri, segno delle fortificazioni poste a guardia di questo
perno di tre valli: il castello feudale di San Giorgio sopra Soccher,
la piccola fortezza di Casamatta su uno scoglio che dà sul lago di
Santa Croce, il forte Castellet sul Frusseda a monte di Polpet. Di
queste costruzioni oggi rimangono solo ruderi o piccole lapidi come
quelle alla Casamatta datate 1595
e 1644. Il castello di San Giorgio, risalente probabilmente al VI
secolo, sembra fosse posseduto
dai Caminesi, prima vassalli del Vescovo di Belluno e poi come avogari
della sua Chiesa.
La Casamatta era una fortezza posta a difesa del territorio della
Pieve del Frusseda proprio all’estremità sud da dove era piuttosto
facile impedire l’accesso attraverso la strada che saliva dalla Val
Lapisina o Fadalto. Il Castellet era un forte, posto poco più in alto
della chiesetta di Sant’Andrea, che pare fosse costruito sulla
stessa area occupata precedentemente da un monastero o priorato
cistercense. In seguito il fortino sarebbe stato utilizzato dalla
truppe napoleoniche. Sono rarissime, fatta eccezione per i luoghi di
culto, anche le costruzioni di epoche successive che, in qualche
maniera, testimoniano le tante e ricche vicende storiche dei
pontalpini. Se tra la fine del secolo XIX
e l’inizio di quello scorso notevole è stato il flusso migratorio
verso ogni parte del mondo, dai Paesi dell’Est a quelli del Nord e
del Centro Europa, dalle Americhe fino all’Australia, oggi Ponte
nelle Alpi registra la tendenza inversa in questo senso, con richieste
di rientro in patria.
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