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Ponte nelle Alpi, 1 giugno 2004
Giovanni De Bona ha lasciato la custodia
dell’”Umberto Orzes”
Con la fine del mese di maggio, dopo 31 anni di cura meticolosa e
amorosa, Giovanni De Bona ha lasciato il “suo” stadio “Umberto Orzes”.
Lo aveva preso in consegna nuovo di zecca nel dicembre del 1972. Ed ora si
allontana da questa struttura, in cui risiedeva, con una certa nostalgia.
Andrà ad abitare a Nogarè, in una casa che ha ristrutturato.
L’impegno di De Bona è stato ricordato ufficialmente domenica
scorsa dal sindaco, Vittorio Fregona, e dall’assessore allo Sport, Enrico
Collarin, durante la manifestazione di chiusura della Settimana dello Sport
di Ponte nelle Alpi.
“L’opera
di De Bona – ha commentato l’assessore Collarin - è stata preziosa non
solo sotto il profilo tecnico, ma anche per tutto il mondo del pallone
essendo egli stato riferimento importante e certo per gli sportivi, per le
società calcistiche e per il Comune”.
Nel
tappeto verde di Nuova Erto, tenuto liscio e curato come un bigliardo,
Giovanni De Bona e la moglie Gabriella Canei hanno visto giocare intere
generazioni. “Qua i giocatori di calcio della provincia di Belluno –
commenta – sono passati tutti. E non solo: in questo stadio hanno giocato
i calciatori in ritiro della Reggina e del Pescara. Ma soprattutto ricordo
il grande Vicenza di Paolo Rossi, detentore dello scudetto, che al campo
sportivo “Umberto Orzes” si è allenato per due stagioni estive”.
Realizzato con il contributo statale della legge per il Vajont, lo
stadio era stato in seguito titolato al sindaco Umberto Orzes, morto
prematuramente, il quale si era battuto per ottenere questo ed altri
finanziamenti in favore della comunità pontalpina. E Giovanni De Bona era
stato oculatamente nominato custode del bello e grande impianto sportivo.
Fin da subito, nonostante lavorasse in occhialeria, aveva riservato allo
stadio tutte le ore libere, ma dall’88, quando è andato in pensione, vi
si era dedicato a tempo pieno.
Per la società calcistica del Ponte nelle Alpi offriva il servizio
di pulizia delle divise sportive e teneva in consegna il magazzino. Però
l’impegno maggiormente oneroso consisteva nel mantenere efficiente e
sempre ai massimi livelli il campo da gioco: semina, concimazione,
disinfestazione dalle erbacce e sfalcio.
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